Stellantis si prepara a convertire «molti» dei suoi modelli europei alle batterie LFP nell'ambito di un ampio piano di riduzione dei costi nella regione. Il passaggio alla chimica litio-ferro-fosfato rappresenta una svolta strategica: invece di inseguire l'autonomia massima con celle a base di nichel e cobalto, il costruttore punta su un tipo di batteria più economica e resistente per far scendere i prezzi dei veicoli elettrificati.
La logica è semplice. Le celle LFP rinunciano alle materie prime scarse e costose a favore di ferro e fosfato, sacrificando un po' di densità energetica in cambio di costi di produzione inferiori e di una durata di vita maggiore. Per i mercati dell'Europa centrale e orientale, dove l'accessibilità economica — e non l'autonomia da primato — resta la barriera decisiva all'adozione degli EV, la strategia parla direttamente alle abitudini d'acquisto locali.
I tempi, però, sono slittati. Lo stabilimento legato al programma era inizialmente atteso in funzione entro la fine del 2026, ma l'agenzia di stampa spagnola EFE ha riportato all'inizio di quest'anno che il sito dovrebbe avviare la produzione nel 2027. Questo ritardo di circa un anno rimanda ulteriormente nel tempo i risparmi promessi dal rollout delle LFP per gli acquirenti europei.



