Il rumore più forte nella catena di fornitura globale in questo momento è il nervosismo collettivo per l'agenda 'Made in Europe' dell'UE. Ma per il settore automobilistico ucraino il segnale più interessante arriva da Chișinău: la Moldavia taglia i dazi sulle merci ucraine che transitano nel paese — una riforma doganale silenziosa che riduce il costo di spostare la produzione ucraina verso ovest proprio nel momento in cui, di fatto, si chiede alle case automobilistiche europee di comprare europeo.

Il piano, sostenuto da Germania e Francia, ha scosso i fornitori ben oltre i confini dell'UE. Le auto importate dal Giappone non avrebbero diritto ai sussidi UE, mentre i modelli prodotti in Francia, Portogallo e Europa orientale beneficerebbero solo se una quota sufficiente dei loro componenti proviene dall'Europa. Al centro del quadro normativo c'è una soglia netta: secondo l'IAA, il 70% del valore totale dei componenti di un veicolo — batteria esclusa — dovrebbe essere realizzato in Europa. L'associazione degli esportatori automobilistici turchi, il cui commercio lo scorso anno valeva 26,8 miliardi di euro, è tra coloro che mettono in guardia da costi crescenti e competitività in erosione.

Per i fornitori ucraini, il conto ha due facce, ma promette bene. Ogni stabilimento di assemblaggio in Europa orientale che insegue l'accesso ai sussidi sarà ora a caccia di contenuto europeo, e l'Ucraina è una fonte europea alle porte della regione. Il taglio dei dazi moldavo sulle merci in transito alleggerisce i costi del corridoio che porta le merci ucraine verso i clienti UE — una leva logistica che rafforza le credenziali del paese come hub di fornitura competitivo proprio mentre pressione sui costi e regole di contenuto entrano in collisione.