Il sottosegretario di Stato parlamentare tedesco Stefan Rouenhoff ha detto ai giornalisti a Seul il 30 ottobre che le regole pianificate dell’Unione Europea “Made in Europe” nell’ambito della Industrial Accelerator Act (IAA) sono state motivate dalle sfide di “un paese speciale”, sottolineando al contempo che i veicoli prodotti da partner affidabili potrebbero comunque qualificarsi se costruiti in Europa. Rouenhoff ha affermato che le misure «non [sono dovute] alla Corea, ma alle sfide che affrontiamo rispetto a un paese speciale».

Cosa è stato detto e cosa è sul tavolo

I commenti di Rouenhoff sono arrivati mentre le capitali dell’UE e il Parlamento europeo negoziano i dettagli di un pacchetto che collega gli appalti pubblici e l’accesso ai sussidi all’origine e a criteri a basse emissioni per beni strategici, tra cui automobili, batterie e acciaio. Secondo le proposte discusse a Bruxelles, le auto che ricevono sostegno pubblico o trattamento negli appalti pubblici dovrebbero, a partire dal 2028, essere assemblate in Europa con una quota elevata di valore locale — comunemente riportata intorno al 70% del valore dei componenti esclusa la batteria — per qualificarsi.

Le dichiarazioni seguono un più ampio intesa politico Franco‑Tedesca pubblicata a metà ottobre che mirava a scambiare un obiettivo CO2 2035 più morbido con condizioni più rigorose “Made in Europe” per il settore automobilistico — un’intesa che è confluita nel recente lavoro delle commissioni del Parlamento europeo. Le commissioni del Parlamento europeo per i Trasporti e per l’Industria hanno adottato emendamenti di compromesso sugli standard CO2 il 22 ottobre che collegano esplicitamente le regole automobilistiche ai test di origine e agli incentivi dell’IAA.

Reazione nell’Europa centrale e orientale e calendario politico immediato

I commenti pubblici del funzionario tedesco a Seul il 30 ottobre (e le successive cronache) sottolineano due realtà immediate per l’Europa centrale e orientale: primo, la spinta politica a Bruxelles a utilizzare appalti e sussidi come leva industriale; secondo, l’incertezza continua su chi sia considerato fornitore “europeo”. L’Irlanda, che detiene la presidenza del Consiglio UE, ha guidato testi di compromesso e le posizioni degli Stati membri verso una spinta a novembre–metà novembre per finalizzare i mandati in vista dei triloghi.