La Bulgaria punta con decisione sull'era elettrica. Il Paese è tra i partecipanti attivi all'ultimo ciclo di finanziamenti europei per le infrastrutture, con costi ammissibili di circa 7,38 milioni di euro — fondi destinati a un obiettivo unico e chiaro: una rete di ricarica facilmente accessibile e affidabile lungo le principali rotte di trasporto che attraversano il Paese e proseguono verso i vicini. Per uno Stato crocevia le cui strade convogliano il traffico verso Grecia, Turchia, Romania e Serbia, la ricarica lungo i corridoi non è un lusso: è la spina dorsale di qualsiasi transizione EV credibile.

La candidatura arriva in un momento in cui l'Europa sta facendo i conti con il costo delle proprie ambizioni in materia di ricarica. Una ricerca pubblicata questa settimana a Bruxelles calcola che le sole città europee abbiano bisogno di quasi 25 miliardi di euro — circa 27,94 miliardi di dollari — di investimenti in infrastrutture di ricarica per far fronte alla crescita dei veicoli elettrici entro il 2030. Lo stesso studio contiene un avvertimento notevole: quel conto potrebbe essere ridotto del 40 percento, se le città abbracciano la ricarica intelligente.

La mappa del bisogno è sbilanciata. La maggiore pressione sugli investimenti è attesa in Germania, seguita da Norvegia, Belgio e Paesi Bassi — mercati EV maturi in cui la rete elettrica è già sotto sforzo. La vera crescita, però, è prevista più a est: la diffusione più rapida dei veicoli elettrici è attesa nell'Europa orientale, seppure da una base di partenza più bassa. In altre parole, la regione dove oggi la ricarica è più scarsa è proprio quella dove la domanda accelera più in fretta — e la Bulgaria si sta posizionando in anticipo su questa curva.