Toyota e ACEA, l'associazione europea del settore, avvertono che le nuove regole 'Made in Europe' comportano rischi concreti per gli stabilimenti automobilistici del continente, e la questione di quali siti finiranno sotto minaccia si sposta ora al centro del dibattito politico. Il timore è che se l'accesso a benefici e preferenze sarà legato troppo rigidamente ai criteri di origine, le fabbriche la cui produzione dipende da componenti importati o dall'assemblaggio di kit potrebbero trovarsi esposte.

L'arrivo dei concorrenti cinesi alza la posta in gioco. Geely e MG si preparano ad aprire proprie fabbriche all'interno dell'UE, ma il solo assemblaggio locale non garantirà automaticamente l'accesso ai vantaggi — un segnale che Bruxelles potrebbe guardare oltre l'assemblaggio finale, verso contenuto locale e approvvigionamento, nel definire cosa conta come genuinamente europeo. Per gli stabilimenti dell'Europa centrale e orientale, molti dei quali hub di esportazione integrati in catene di fornitura transfrontaliere, le soglie che verranno infine fissate saranno decisive.

L'avvertimento arriva mentre Bruxelles indurisce la propria linea sull'altro fronte commerciale. La Commissione europea sta intensificando il controllo sulle tasse di lusso e sugli standard nei suoi accordi di libero scambio che limitano le esportazioni di auto, e i costruttori europei che affrontano tali barriere dovrebbero ricevere un sostegno più forte, riferisce MLex. Condizioni di origine più severe in casa, controllo più duro sulle barriere all'estero — l'UE segnala una politica commerciale sempre più assertiva per il settore auto.

Per Toyota, la turbolenza politica arriva in un momento di stabilità finanziaria. Secondo le previsioni, giovedì il gigante giapponese riporterà il primo aumento dell'utile operativo in sei trimestri, poiché lo yen più debole e una robusta domanda per i suoi veicoli ibridi più redditizi compensano il calo delle vendite in Cina e in Medio Oriente. I risultati sottolineano perché l'azienda fa lobbying così ad alta voce: il settore vuole regole di origine che premiano la vera produzione europea senza penalizzare le complesse catene di fornitura che mantengono in funzione i suoi stabilimenti.