Il porto svedese di Göteborg sta movimentando nettamente più veicoli e rimorchi: 197.000 auto nuove sono transitate dal porto, in aumento rispetto alle 172.000 dello stesso periodo del 2025. Entrambe le direzioni hanno contribuito al risultato, con le importazioni in balzo del 29% e le esportazioni in crescita del 10%. Lo slancio del gateway nordico fa eco alla crescita portuale documentata di recente a Danzica, segno di un ulteriore irrobustimento delle catene di fornitura veicolari del Nord Europa.

Anche la composizione del carico sta cambiando. I dati del Gasgoo Automotive Institute mostrano che le esportazioni cinesi di autovetture nel gennaio-agosto 2026 sono ancora guidate da Russia e Brasile, mentre le spedizioni di New Energy Vehicle hanno registrato una crescita di più punti, con un supporto ora distribuito tra Europa, Sud America, Oceania e Asia. Persino gli Emirati Arabi Uniti, con 73.340 unità, sono cresciuti solo del 5,4% — un segnale che il boom delle esportazioni poggia su molti pilastri regionali anziché su uno o due mercati di spicco.

L'Europa, tuttavia, sta tracciando un limite su parte di quel flusso. In base all'accordo dell'UE che limita le importazioni auto cinesi, le esportazioni di ibride — plug-in ibride incluse — sono limitate a circa 350.000 vetture. Una cifra superiore alle 300.000 ibride che la Cina ha spedito in Europa nel 2025, ma ben al di sotto del ritmo annualizzato di circa 800.000 unità: porti, compagnie di navigazione e importatori dovranno quindi prepararsi a un mix di modelli ricalibrato in arrivo sui moli europei.

In parallelo, la capacità di trasporto auto si sta diffondendo verso nuovi gateway. Il porto messicano di Lázaro Cárdenas ha accolto Eastern Car Liner, lo specialista giapponese di automobili, veicoli pesanti, attrezzature per costruzioni e cargo per progetti, mentre i vettori inseguono rotte commerciali in via di diversificazione. Nell'Europa orientale, al contrario, la politica portuale resta delicata: Washington fa pressione sulla Lituania perché riapra un porto alle esportazioni di potassio bielorusso, nell'ambito di sforzi più ampi per allentare le sanzioni alla Russia e ai suoi alleati — un approccio che incontra una forte opposizione in tutta Europa e che ricorda come le rotte commerciali siano sempre più decise nelle capitali oltre che nei consigli di amministrazione.