La scossa che attraversa l'industria europea dei componenti ha raggiunto una delle sue linee di faglia più esposte. Un importante produttore di componenti automobilistici con fabbriche in Romania ha annunciato una nuova tornata di ristrutturazioni: cinque unità in tutta Europa verranno chiuse e 3.460 posti di lavoro eliminati, mentre il settore dei fornitori combatte una crisi profonda e persistente. I media rumeni non hanno usato mezzi termini, definendo l'annuncio un terremoto sul mercato automobilistico — e per la fitta rete di stabilimenti di componenti del Paese, la metafora calza a pennello.

La Romania si è guadagnata un posto al cuore dell'industria automobilistica della regione. Già nel 2013 il suo settore automotive si classificava al quarto posto in Europa Centrale e Orientale, e la Dacia Logan, campione di vendite, è diventata la prova che il Paese sapeva costruire auto che l'intero mercato desiderava. Ma quel successo è un'arma a doppio taglio: decenni di integrazione nelle catene di fornitura globali significano che quando un fornitore Tier-1 multinazionale taglia la capacità produttiva, gli stabilimenti rumeni e le comunità circostanti assorbono più della loro parte dell'impatto.

Eppure, mentre i clienti storici battono in ritirata, ne arrivano di nuovi. Il gigante cinese dei veicoli elettrici BYD dichiara di stare esplorando piani per consolidare le proprie partnership in Romania e individuare nuove opportunità di collaborazione con l'ecosistema automobilistico del Paese — con una rete di ricarica ultraveloce anch'essa sul tavolo. Per i fornitori rumeni che vedono assottigliarsi i libri ordini in Occidente, un OEM cinese dalle tasche profonde in cerca di partner industriali locali è esattamente il contrappeso che al mercato mancava.