La Commissione europea ha avviato un’indagine di salvaguardia d’ufficio sulle importazioni di talune nuove autovetture ibride, con l’avviso di avvio pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2026 come C/2026/5780.
Ambito e portata dell’inchiesta
L’indagine riguarda nuove autovetture ibride progettate per trasportare nove persone o meno che combinano un motore a combustione interna con uno o più motori elettrici per la propulsione — includendo esplicitamente sia le ibride plug‑in (PHEV) sia le ibride non plug‑in. Sono escluse dall’ambito del provvedimento le vetture i cui sistemi elettrici sono utilizzati solo per funzioni non di propulsione, i veicoli della categoria L e le motociclette.
L’avviso della Commissione registra un forte aumento delle importazioni: le importazioni totali di ibride sono passate da 957.965 unità nel 2023 a 1.423.691 unità nel periodo di riferimento di 12 mesi terminato il 30 giugno 2026, con un incremento del 49%. Nell’avviso si afferma che tali volumi e prezzi “sembrano richiedere misure di salvaguardia”.
Procedura e tempistiche
La procedura di salvaguardia è regolata dai regolamenti (UE) 2015/478 e 2015/755. Le parti interessate devono registrarsi presso la Commissione entro 15 giorni dalla pubblicazione dell’avviso (ossia entro il 14 novembre 2026), mentre i produttori, gli importatori e i concessionari hanno avuto 21 giorni dalla pubblicazione per presentare questionari, memorie scritte e richieste di audizione (ossia entro il 20 novembre 2026). La Commissione deve assumere una decisione finale su eventuali misure entro nove mesi dall’avvio, prorogabili di due mesi in circostanze eccezionali; in casi urgenti sono inoltre possibili misure provvisorie fino a 200 giorni.
Che cosa significa per il mercato
Per produttori, fornitori e concessionari nell’Europa centrale e orientale l’indagine comporta rischi commerciali e di pianificazione immediati. Le importazioni attualmente prezzate al di sotto dei produttori UE — la Commissione cita nell’avviso prezzi “significativamente inferiori” rispetto a quelli dell’UE — sarebbero ritenute erodere quote di mercato e redditività dei costruttori dell’Unione; qualora la Commissione riscontrasse un danno e imponesse misure di salvaguardia (dazi, quote od altre misure), quei flussi d’importazione potrebbero essere limitati o diventare più onerosi.
Nel breve termine, i fornitori di componenti e i distributori in CEE che vendono alle reti di assemblaggio UE o ai canali di vendita degli importatori potrebbero vedere cambiare i modelli di ordinazione se misure provvisorie o definitive modificassero i prezzi concorrenziali. Al contrario, gli assemblatori con sede nell’UE che producono ibride o modelli elettrici concorrenti potrebbero ottenere maggiore respiro mentre l’inchiesta è in corso. L’indagine ha portata globale (si applica alle importazioni da qualsiasi origine), perciò i fornitori provenienti dall’Asia, dalla Turchia e da altri mercati di esportazione rientrano tutti nell’ambito dell’esame.
Dal punto di vista procedurale, la tenuta della documentazione e i termini rapidi significano che le imprese che desiderano far valere le proprie posizioni devono agire in fretta: la registrazione entro il 14 novembre e la presentazione dei questionari e delle memorie scritte entro il 20 novembre sono obbligatorie per partecipare alla valutazione della Commissione. Gli esiti finali possono richiedere fino a nove mesi, quindi l’inchiesta probabilmente influenzerà volumi e prezzi dei concessionari anche nel 2027.
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Fonti: Commissione europea (Gazzetta Ufficiale: C/2026/5780), AutoSignal


