Quaranta auto elettriche per ogni presa pubblica. È questa la netta aritmetica che la Serbia affronta quest'autunno, mentre un boom di immatricolazioni collide con una rete di ricarica ancora misurata in centinaia anziché in migliaia. La storia EV del Paese è passata da semplice curiosità a problema di capacità — e vale anche da anteprima di ciò che attende gran parte dell'Europa orientale.
Secondo SDEX Courier, le immatricolazioni EV in Serbia sono balzate del 300% nel 2026, portando il parco nazionale a circa 10.000 veicoli elettrici. La spina dorsale della ricarica pubblica, però, conta appena 250 colonnine, e gli esperti avvertono che l'infrastruttura deve tenere il passo prima che la crescita si fermi. Per gli operatori di flotte e i primi adottanti, il rapporto di 40 a 1 significa pianificare i percorsi attorno a prese scarse, fare code nelle stazioni più frequentate e affrontare una nuova forma di ansia da autonomia misurata non in chilometri, ma in tempo di attesa.
La Serbia non è un caso isolato; è un campanello d'allarme. Uno studio pubblicato questa settimana ha rilevato che la ricarica intelligente potrebbe ridurre del 40% la bolletta di rete legata agli EV per le città europee, e prevede l'adozione più rapida di veicoli elettrici in Europa orientale — sia pure da una base di partenza più bassa. È esattamente il modello serbo: una crescita percentuale esplosiva su fondamenta piccole, dove ogni colonnine in più sposta l'ago della bilancia molto più di quanto farebbe in un mercato saturo.



