I media economici rumeni hanno scelto una sola parola quando è arrivata la notizia: cutremur – terremoto. Un grande produttore internazionale di componenti automotive con stabilimenti in Romania ha annunciato una nuova ristrutturazione: cinque unità in tutta Europa sono destinate alla chiusura e 3.460 posti di lavoro verranno eliminati, sullo sfondo della profonda crisi del settore. Per un Paese la cui mappa industriale è punteggiata di fabbriche di componenti, questa non è una semplice nota societaria – è una scossa alle fondamenta del settore.
Il piano, descritto dai media rumeni come una nuova ristrutturazione – segno che il gruppo è già passato per questa strada – prevede la chiusura di cinque unità europee e il taglio di 3.460 posizioni. L'azienda è un peso massimo nella base di fornitura del continente, con stabilimenti in Romania accanto a una presenza europea più ampia. Quali sedi si spegneranno, e se alcune di queste sorgano su suolo rumeno, è la domanda che ora incombe sulle comunità dei fornitori di tutto il Paese.
La Romania si trova all'estremità meridionale della cintura di componenti auto dell'Europa centrale. In tutta la regione – come nei paesi di Visegrád, le cui fitte reti di fornitori riforniscono gli stabilimenti di assemblaggio locali ed esportano verso la Germania e oltre – le fabbriche di componenti sono il tessuto connettivo delle città industriali. Quando un produttore di questa scala ritira capacità produttiva dall'Europa, le onde d'urto si propagano ben oltre i suoi cancelli: costruttori di stampi, operatori logistici e i vari anelli di piccoli subfornitori raggruppati attorno a ogni stabilimento ne sentono l'effetto. In questo settore, non esiste una chiusura isolata.
I tagli arrivano inoltre nel bel mezzo di una stretta più ampia sulla base di fornitura del continente. L'iniziativa «Made in Europe» di Germania e Francia sta già innervosendo i fornitori globali, alimentando preoccupazioni su costi e competitività – secondo la logica emergente, i modelli assemblati in Europa orientale beneficerebbero del sostegno UE solo se una quota sufficiente dei loro componenti proviene dall'Europa. Per le multinazionali con stabilimenti in Romania, la mappa di cosa viene prodotto e dove è in fase di ridisegno; per le comunità attorno a quegli stabilimenti, la promessa di incentivi al contenuto locale convive a fatica con i titoli sulle chiusure.



