Quando i vertici di BYD sono arrivati a Bucarest per illustrare i piani dell'azienda per la Romania, il sottotesto era tanto eloquente quanto il titolo: il gigante cinese che ha sconvolto il mercato europeo delle auto elettriche non considera più il paese semplicemente come un luogo dove vendere automobili. Annunciando la strategia nella capitale rumena, l'esecutiva BYD Stella Li ha confermato che il costruttore intende investire nelle infrastrutture di ricarica elettrica del paese — compresa l'installazione di 10-20 stazioni di ricarica ultrarapide.
La portata dell'impegno è tutt'altro che simbolica. Forbes Romania riporta che BYD sta preparando investimenti per centinaia di milioni di dollari nelle infrastrutture rumene, estendendo la propria presenza nel paese ben oltre la vendita di automobili. Lo sviluppo arriva mentre l'azienda accelera la propria espansione in tutta Europa e segnala la volontà di finanziare in prima persona l'ecosistema da cui dipendono le sue auto, invece di aspettare che gli operatori di ricarica di terze parti colmino il ritardo.
La geografia spiega gran parte della logica. La mossa rumena è strettamente legata alla fabbrica di BYD nella vicina Ungheria, ancorando la rete di ricarica entro la portata del proprio polo produttivo nell'Europa centrale. I media locali hanno inquadrato il momento senza mezzi termini: gli investitori stanno finalmente «iniziando a capire i grandi vantaggi della Romania».
Quei vantaggi si fondano su una tradizione industriale che precede di gran lunga l'era elettrica. La base manifatturiera rumena è ancorata a produttori nazionali come Dacia, Roman Brașov e Igero, mentre Ford ha acquistato l'ex società Daewoo Romania per 57 milioni di euro per produrre i propri veicoli nel paese. Un costruttore che investe il proprio capitale nei caricabatterie sta di fatto dicendo che è l'infrastruttura — non la domanda — il collo di bottiglia che frena il mercato.



