La Commissione europea ha avviato formalmente un'indagine di salvaguardia sulle importazioni di alcune autovetture ibride nuove il 30 ottobre 2026, pubblicando un avviso nella Gazzetta Ufficiale (C/2026/5780). La misura è stata notificata all'Organizzazione Mondiale del Commercio lo stesso giorno.

Ambito e calendario

L'inchiesta prende di mira autovetture ibride nuove progettate principalmente per il trasporto di nove o meno persone (sia plug‑in sia ibride non ricaricabili), ed esclude i veicoli della categoria L e i veicoli la cui fonte elettrica è utilizzata solo per funzioni non di propulsione. L'avviso della Commissione afferma che le importazioni sono aumentate del 49% (da 957.965 unità nel 2023 a 1.423.691 unità nei 12 mesi fino al 30 giugno 2026) e che l'aumento «sembra richiedere misure di salvaguardia».

La procedura concede alle parti interessate termini brevi per partecipare: le parti devono registrare il proprio interesse entro 15 giorni dalla pubblicazione e i questionari compilati, le memorie scritte e le richieste di essere ascoltati devono pervenire alla Commissione entro 21 giorni dalla pubblicazione dell'avviso nella Gazzetta Ufficiale. La Commissione può adottare una decisione definitiva entro nove mesi dall'avvio, con una possibile proroga di due mesi; in casi urgenti sono altresì previste misure provvisorie. «I questionari compilati devono pervenire alla Commissione entro 21 giorni dalla data di pubblicazione del presente Avviso», registra il riepilogo della notifica all'OMC.

Cosa significa per il mercato

Per i produttori e i fornitori dell'Europa centrale e orientale l'indagine rappresenta un'evoluzione normativa da seguire piuttosto che un cambiamento immediato nei flussi commerciali. Se la Commissione accerterà che l'aumento delle importazioni ha causato o minaccia di causare «un danno grave» ai produttori dell'Unione, potrà imporre misure di salvaguardia temporanee — quote, sovrattasse o altre restrizioni — che inciderebbero sui volumi di importazione e sui prezzi in tutto il mercato UE. Tali misure rimodellerebbero le dinamiche competitive per gli ibridi in Europa e potrebbero alterare la domanda di componenti prodotti localmente e il lavoro di assemblaggio legato alle piattaforme ibride con motore a combustione.