Mercedes-Benz sta ampliando la propria base produttiva in Ungheria proprio mentre il costo di produrre automobili nel mercato domestico torna sotto esame. Secondo una nuova analisi sul ridimensionamento dell'automotive tedesco e sull'ascesa industriale ungherese, il costruttore ha aumentato la flessibilità produttiva dello stabilimento di Kecskemét, ha aperto nuove strutture produttive e ha assegnato al sito la produzione della Classe C elettrica. Per il più ampio comparto dell'Europa centrale e orientale, la direzione di marcia è difficile da ignorare.

L'impegno rafforzato su Kecskemét arriva mentre Mercedes prepara un aggiornamento della strategia 2030 con la Cina al centro, come riportato questa settimana da Reuters. L'amministratore delegato Ola Källenius ha posto condizioni esplicite per ulteriori spese in patria: gli investimenti aggiuntivi in Germania dipenderanno dal miglioramento della produttività e dall'abbattimento dei costi. Secondo il suo stesso confronto, i costi del lavoro negli Stati Uniti, nonostante si tratti di un paese a salari elevati, si attestano intorno all'80% dei livelli tedeschi — un divario che, a suo avviso, la Germania dovrebbe essere in grado di ridurre.

Källenius ha inoltre indicato opportunità di produzione a costi inferiori nell'Europa orientale, un'osservazione che sarà accolta favorevolmente a Budapest. Lo slancio dell'Ungheria non è nemmeno la storia di una sola azienda: secondo l'analisi, BMW ha realizzato un nuovo stabilimento a Debrecen, e lo studio inquadra la tendenza più ampia come una questione di resilienza o di delocalizzazione per l'industria automobilistica europea. Qualunque etichetta attecchisca, la regione sta guadagnando sostanza produttiva mentre gli investimenti tedeschi diventano condizionati.

Le implicazioni vanno ben oltre i cancelli degli stabilimenti. Decisioni di questo tipo determinano dove si concentreranno, nel decennio a venire, gli ordini ai fornitori, i volumi logistici e i mix di modelli dei concessionari, e i partner dell'Europa orientale si trovano sempre più al centro di questo calcolo anziché alla sua periferia. Con Källenius che subordina la spesa tedesca a guadagni di produttività misurabili, la contesa per la prossima ondata di investimenti automotive sembra destinata a decidersi sulla disciplina dei costi.

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