Cinque anni fa, i marchi cinesi erano a malapena un'inezia nei grafici di vendita europei — poco più dell'uno per cento delle auto nuove. Questo settembre hanno conquistato il 12,7%, e il prossimo capitolo di questa ascesa si sta scrivendo in Ungheria, dove BYD è vicina al completamento di uno stabilimento che porterà i veicoli cinesi sul suolo europeo, e non soltanto sulle strade europee.

Lo stabilimento ungherese è la punta più avanzata di una più ampia spinta alla localizzazione. Mentre Chery prepara le linee di produzione a Barcellona, il sito di BYD in Ungheria è ormai quasi al traguardo — una mossa che trasforma i costruttori cinesi in più rapida crescita da importatori in vicini di casa. Per i concessionari europei e gli acquirenti di flotte, questo cambiamento promette una mappa competitiva molto diversa, con l'Ungheria come suo punto di accesso.

La scommessa atterra su un terreno fertile. La produzione automobilistica, l'elettronica e il settore meccanico hanno collegato le fabbriche ungheresi a clienti e fornitori in tutto il continente, e questi rapporti restano preziosi — con la Germania, in particolare, a fare da ancoraggio alla rete. L'arrivo di BYD innesta un gigante cinese esattamente in questa infrastruttura, dando all'industria ungherese un potente nuovo motore accanto a quello tedesco ormai consolidato.

Ciò che rende così feroce la corsa al territorio è che la torta europea cresce a malapena. La società di consulenza Inovev prevede che le vendite di berline e SUV in Europa rimarranno più o meno invariate nel 2035 rispetto al 2026 — 16,7 milioni contro 16,9 milioni. Stabile in superficie, turbolento sotto: ogni punto di quota che i marchi cinesi conquistano è tolto a un operatore consolidato, e la contesa si sta spostando dai saloni espositivi ai pavimenti delle fabbriche.