Non tutti i mercati europei trattano Volkswagen con riguardo. In Svizzera la quota di mercato del marchio è scivolata dal 13,0% all'11,0%, con Škoda e Mercedes, seconde in classifica, alle sue calcagna. La Slovenia, incastonata tra le Alpi e l'Adriatico, racconta la storia opposta: insieme alla Danimarca è uno dei pochi mercati in cui la quota di VW sta davvero crescendo — e in un anno in cui ben poco, nelle classifiche di vendita europee, procede in modo uniforme, questo piccolo Paese si conferma una delle roccaforti più solide di Wolfsburg.
Scendendo di un gradino sul podio, il quadro sloveno diventa ancora più eloquente. Škoda e Toyota occupano le posizioni di seconda — una formazione che di fatto consegna al Gruppo VW una doppia presenza, visto che Škoda conquista gli acquirenti attenti al valore che Volkswagen stessa non converte. Toyota, intanto, arriva con slancio rinnovato: ottobre ha portato al marchio il primo aumento di vendite della RAV4 nel 2026, con le consegne complessive in crescita del 5,7% — il tipo di impennata dei SUV compatti che potrebbe ancora trasformare l'inseguimento sloveno per il secondo posto in una sfida autentica.
Il contesto macro spiega perché ogni frazione di punto di quota venga contesa senza esclusione di colpi. Un censimento di settore colloca l'Europa orientale a circa 3,4 milioni di unità, in crescita di appena lo 0,6% — stabilità più che espansione. La visione di lungo periodo è ancora più piatta: la società di consulenza Inovev stima vendite europee di berline e SUV pari a circa 16,7 milioni nel 2035, leggermente al di sotto dei 16,9 milioni attesi per il 2026. Forbes ha colto l'umore con efficacia — la previsione è stabile, il futuro è turbolento. In un mercato che si rifiuta di espandersi, i guadagni di quota sono a somma zero, e il tabellone sloveno è un caso di studio su come un attore affermato difende le proprie posizioni.



