Il Parlamento europeo ha inflitto un altro colpo al Green Deal UE, con gli eurodeputati che hanno dato via libera a obiettivi meno stringenti sulle emissioni delle automobili. Come riportato questa settimana da Euronews, la svolta rispecchia la pressione politica accumulata attorno alle norme originarie, con diversi critici secondo cui l'UE semplicemente non dispone dell'infrastruttura di ricarica necessaria per una rapida diffusione dei veicoli elettrici. Per case automobilistiche e fornitori di tutta l'Europa orientale, la decisione dà respiro sui tempi di adeguamento normativo, ma accentua anche l'incertezza su quanto velocemente procederà davvero l'elettrificazione.
La critica all'infrastruttura ha appena ricevuto nuove munizioni da un angolo più discreto del settore. InsideEVs riporta che, in una transazione silenziosa, un costruttore automobilistico ha venduto i propri caricabatterie rapidi per EV a un operatore locale, uscendo del tutto dal mercato europeo. Ogni ritiro di questo tipo rafforza la tesi secondo cui la costruzione della rete di ricarica europea è in ritardo rispetto alle ambizioni di elettrificazione — un divario avvertito con forza nei mercati dell'Europa orientale, dove le reti pubbliche di ricarica rapida restano ancora in gran parte un cantiere aperto.
Eppure, il versante industriale della vicenda è tutt'altro che debole. La distribuzione di componenti in Europa è balzata del 42,7% nel terzo trimestre 2026, con risultati che suggeriscono una ripresa che si estende oltre la crescita dei semiconduttori trainata dalle memorie. Per i fornitori automobilistici e industriali della regione, è un segnale chiaro: la domanda si sta consolidando a prescindere dalle oscillazioni normative di Bruxelles.



